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Milano storia e quartieri


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Vecchio e senza più mare
Monologo travisato. il vecchio, il suo alter-ego, il mare. Ernest.
di Arrigo Barbaglio

C'era il vecchio, c'era il mare e nient'altro. Non certo il marlin, quello era blu e il blu se l'era preso l'abisso.
Seduto davanti all'oceano il vecchio non avrebbe voluto incontrare nessuno. Nessun altro all'infuori di sé stesso, dell'idea smodata che s'era fatto della sua fama. Tirò l'ennesimo sorso di ron e si chiese senza troppi veli che ci facesse a quella latitudine.
Le guerre erano passate e non per niente, le rivoluzioni quasi, ma per quelle ci sarebbe stato ancora tempo.

Su, al Floridita, preparavano daiquiri e habana libre, lo sentiva. Era l'ora, la stagione. Prese la penna e non gli venne niente. Niente di niente. Odiava i ciarlatani della pagina bianca, vi si era conficcato a capo fitto.
Gli sarebbe piaciuto indossare ancora una volta il girocollo bianco e uscire per strada, ma con quel caldo.
Si versò un altro goccio e fece finta che la giornata non fosse ancora iniziata. Gli scrittori la sanno lunga sulla finzione, ma poi chi poteva elargire la qualifica di scrittore? Non certo l'ego supponente. Con o senza supposte il ponente prendeva la sua parte di giornata, di silenzio intorno alle cose del mondo. Avesse dato retta alla voce interiore, apparsa da alcune settimane, non avrebbe più steso una sola riga.
Urlava dentro, la schiuma del mare e sottolineava come niente più valesse la pena d'essere vissuto. Annoverato. Almanaccato.
Il ron, la linea schietta delle onde e il linguaggio ancora incomprensibile dei pescatori facevano il resto.
Di resti non se ne danno. - urlò il biscazziere prima di rompere la bottiglia in testa al malcapitato avventore.
Minkhiao, sogno o son desto? - si chiese l'estraneo, nella penna del crepuscolo, prima di scivolare sotto il tavolo tastandosi con la punta delle dita il pastrocchio rosso che colava dai capelli.
Dicono che le montagne corrano sempre dietro la costa e che a saperle ascoltare, la notte parlino sempre e solo di mare, di quel suo respiro caldo che non ammette trattative o ripensamenti. Tutto o niente.
Gli portarono del marlin per cenare, non più di 3 once. Lo divise con la fantasia. Ne prese il blu e lo capovolse dentro il cervello, in giusto allineamento con gli abissi.
Dio, quant' è buono… è ancora intriso di mare. -
Ce l'aveva dentro il cuore l'oceano, il vecchio, proprio come lo scrittore ce l'aveva nelle vene.
Sparavano dall'alto della collina e i proiettili rimbalzavano sulla macchina da scrivere. La cronaca, la voglia di essere in prima linea, di sentirsi inviati dal divino, secondi solo al divino. E com' era stato possibile tanto fulgore e com' era possibile, ora tanto abbandono, tanta mollezza da tropici?
Le urla della rivoluzione agognata, invece di eccitarlo sembravano ammosciarlo.
Ma che razza di corrida è mai questa? E dove sta il matador e chi è il toro? -
Il marlin splendeva in tutta la sua lucentezza sulla fiancata della barca. Pensieri e cordame l'avevano immobilizzato lì, doveva per forza arrivare a destinazione. La soluzione a un sogno, a un paradiso che esisteva. Ancora, magari, almeno… e giù, un altro sorso.
- …Toglieremo il pensiero al mare e lo faremo ancora più trasparente…. -
Lui, nel suo panama che parlava da solo, l'aveva trovato il mare, la profondità senza ritorno. Ma come comunicarlo agli altri, e poi perché comunicarlo? Era un discorso sotterraneo. Collaudato, pieno di malintesi e di contrordini. Sapeva bene che dalle cattedre urlavano allo scongiuro, per questo aveva deciso di replicare ululando controvento. Adunando tutta la possenza dell'oceano e ficcandola dentro le vene del povero vecchio ignaro. Vagabondo e fors'anche sordo .
La voce dell'oceano dentro le vene del marlin, come il ron, su per la scalata santa-hermosa della quotidianità.
Riposo un attimo e dalla bodeguita subito mi chiamano. Ernest, Ernest. mi taglia i sogni a metà quella voce. Ernest, Ernest. come a Parigi. Rue Descartes. Là ce l'avevano la mostarda buona. " Un attimo signore. Un attimo e sono da lei". Très gentil. -
La barba non se l'era tagliata da una settimana, il vecchio. Sapeva di dovere affrontare un calvario senza precedenti. L'ultimo. Vivere o morire.
I morti coi morti, i vivi coi vivi. - si ripeteva mentalmente, mentre lasciava lo spettacolo delle onde.
Si spegnevano i riflettori sul calare della sera e la scena ammutoliva.
Domani. Domattina alle 8 precise, qui per un'altra ripresa. -
Il panama, il ron e quel toro fuggito a Pamplona. Fernando, si chiamava. Così avrebbero stabilito gli annali delle sentenze a venire.
Povero Fernando con tutta la città contro.-
Colpi di tosse venivano da dietro la parete di casa. Qualcuno vagheggiava lidi lontani attraverso lo scatarramento di metabolizzazioni malriuscite.
Ernest, Ernest. è tempo di fermarsi. -
Tutte le mattine, tutte le sere a osservare pescatori. Mi regalassero le pantofole! Uno di questi giorni scappo e chi s'è visto, s'è visto. -
Lo scatarratore di turno continuava la sua opera senza ritegno.
Ernest, Ernest. è tempo di fermare la penna. Lasciare al mare la sua voce, il suo colore. E chi non sa coglierli rimanga a sonnecchiare sotto le coperte. -
Coperte a Cuba, nel torrido caldo del pomeriggio? -
Mi riferivo alle sierre spagnole….. tira aria di tramonto. So che non ti piacciono le nuvole, i soli cerchiati di rosso, ma è così da sempre e la gente si accalca per vedere..rimirare….-
Non aggiungere altro. So dov'è la strada. -
Mantelli che si avvolgono su sé stessi, in grado di camminare da soli, per completare il cammino.
Dicono che la polvere delle sierre sia agra, non è vero. Prova un goccio di ron….. il Floridita, il fuoco aspro delle rocce. Il metallo che non è ancora caldo eppure già brucia. dentro, giù nella vescica del cervello. -
Ernest, Ernest. Stai per rinascere. -
Datemi un lavacro, allora, devo purificare le mani. Non ho che queste mani, non posso tirare all'infinito le reti dei pescatori. Non ho più mani, solo fuoco ardente. -
Dammi il braccio, non temere. -
Vedo chiaro, non ho paura. -
Il vecchio sorride e il marlin sostiene la parte. Dicono che la sua pelle profumi d'oriente. Si sciolga tra le mani, sotto la lingua.
Ernest, non fartelo sfuggire . -
No, no..prendo il pugnale…. datemi la pistola, datemi la pistola. -
Diomio, sorreggi il calice.
"Ci saranno lacrime e non saranno nostre. Saranno amare, ma non saranno nostre. Non per questo ci tireremo indietro." (Ernst e tutte le sue voci dentro la testa).
Urlano sempre da dietro la frontiera.
"Non crediamo ai tasti, non crediamo alle pallottole vaganti e neanche alle parole. "
Ma allora in cosa possiamo credere? Il blu marlin, la sua carne saporosa… Dicono che è già domani, non ci credo. Non possiamo crederci. Passiamo per Nizza e il mare è calmo, sembra un olio. Vedo le latitudini. Voglio le latitudini…. -
shhhhhhh.
Il mare, il vecchio. La mia barca senza remi. Mozzano il collo a una balena e dicono che è uno stambecco…. -
shhhhhhhhh.
Ernest quietati è l'ora. -
Certo è l'ora. Un brindisi. -

testi e foto di Arrigo Barbaglio




Milano è divisa in 9 zone o quartieri.

La Zona 1 comprende tutto il centro storico, con Piazza Duomo, sino alla Cerchia dei Bastioni Spagnoli, i quartieri di Porta Magenta, Porta Tenaglia, Porta Sempione e Arco della Pace, Papiniano, San Vittore, Parco delle Basiliche, Carrobbio, Giardini Pubblici, Repubblica, Crocetta, Guastalla, Il Ticinese, Basilica di Sant'Ambrogio,.

La Zona 2 comprende i quartieri di Porta Nuova, Centrale, Ponte Seveso, Loreto, Maggiolina, Villaggio dei Giornalisti, Crescenzago, Adriano, Breda, Cassina di Pom, Greco, Gorla, Turro, Precotto, Padova.

La Zona 3 comprende Città Studi, Lambrate, Porta Venezia, Porta Monforte, Parco Lambro, Ortica, Feltre, Casoretto, Corelli, Rottole, Cimiano, Carnia, Naviglio Martesana.

La Zona 4 comprende Cavriano, Calvairate, Monluè, Taliedo, La Treccia, Porto, Gamboloita, Nosedo, Corvetto, Rogoredo, Santa Giulia, Morsenchio, Forlanini, Omero, Mazzini, San Luigi, Porta Vittoria, Porta Romana, Libia.

La Zona 5 comprende Porta Ticinese, Porta Vigentina, Porta Lodovica, Conchetta, Vigentino, Ortles, Quaranta, Morivione, Spaventa, Stadera, Torretta, Meda, Conca Fallata, Vaiano Valle, Chiaravalle, Selvanesco, Gratosoglio, Casenuove, Macconago, Quintosole, Ronchetto delle Rane, Chiesa Rossa, Ferrari, Naviglio Pavese, Vettabbia, San Gottardo, Ravizza, Ohm, Ripamonti,.

La Zona 6 comprende la Darsena, Magolfa, Solari, San Gimignano Quartiere Ebraico, San Gimignano Quartiere Giapponese, San Cristoforo, Moncucco, Lorenteggio, Dazio del Lorenteggio, Molinetto del Lorenteggio, Giambellino, Restocco Maroni, Ronchetto sul Naviglio, Boffalora, Cascina Bianca, Cascina Cantalupa, Sant'Ambrogio, Bisceglie, Inganni, Frattini, Naviglio Grande, Barona, Santa Rita, Legioni Romane, Foppa e Porta Genova.

La Zona 7 comprende Porta Vercellina, Aquileia, Piemonte, Washington, Ippodromi, Marghera, Brescia, Siena, Forze Armate, Baggio, Saint Bon, San Carlo, Valsesia, Quinto Romano, Quarto Cagnino, Selinunte, San Siro, Figino, Assiano, Muggiano, Novara, Marx e Bellaria.

La Zona 8 comprende i quartieri Sempione, Bullona, Fiera, Monumentale, Porta Comacina, Cenisio, Chinatown, Ghisolfa, Cagnola, Il Portello, Monte Stella, Boldinasco, Q.T.8, Gallaratese I°, Gallaratese II°, Bonola, Ghisallo, Trenno, Lampugnano, Garegnano, Vialba, Certosa, Quarto Oggiaro, Belgioioso, San Leonardo, Accursio, Musocco, Porta Volta e Villapizzone.

La Zona 9 comprende il Centro Direzionale, Gioia, Isola, Zara, Lancetti, Dogana, Farini, Bovisa, Bovisasca, Dergano, Derganino, Montalbino, Prato Centenaro, Niguarda, Cà Granda, Affori, Comasina, Segnano, Bicocca, Sarca, Fermi, Maciachini, Bruzzano, Parco Nord, Seveso e Astesani .

Significato delle zone o quartieri di Milano

Affori
Ha il toponimo incerto, potrebbe essere Ad Forum, significa periferia.
Nell' 800 erano presenti circa 2000 abitanti che diventarono dopo il 1923 circa 20.000

Baggio La zona era abitata dai Galli, fu conquistata dai romani nel 221 a.C. che le diedero il nome Badalocum, ovvero luogo da badare o al quale badare. Sucessivamente divenne Badagium nel Medioevo, poi Badagio ed infine Baggio

Barona
Paese del Barone, Vicus baroni, nel 1861 cambio' in un comune di circa 2000 abitanti, qui si puo' ancora vedere la piccola chiesa di S. Marco al Bosco che fu fondata nel 400.

Bovisa
Il nome di questa zona deriverebbe dalla fertilita' della zona stessa, fertile per pascoli dei buoi (bovis) da cui il nome Bovina, luogo dei buoi.
Delle molte cascine che esistevano ne resta una in via Bovisasca assorbita dal Comune di Milano nel 1932.

Calvairate
Deriva da Mons Calvarius (Monte Calvario) a cui era stata dedicata una chiesa.
La chiesa che ne succedette (ora distrutta) si chiamava S. Maria in Calvairate (attuale zona P.zza Martini) In questa zona l' incremento della popolazione avvenne nel 900.

Giambellino
Acquisisce il nome dal pittore G. Bellini chiamato Giambellino al quale e' dedicata la via principale.

Gratosoglio
I coloni che abitavano qui si chiamavano Gratasola (gratta suola), qui nel XII° sec. nasce un convento di Cistercensi.

Ortica
Nei prati di questa zona abbondavano le ortiche da ciò deriva il nome della zona in cui era diffusa la pianta urticante. In questa zona si nascosero i milanesi che fuggirono da P.ta Nuova causa il Barbarossa.
Nel 1932 qui ci fu l' inaugurazione della casa dei Martinitt.

Quarto Oggiaro
Prende nome da un tale Uggero. L' abitato sorse all' altezza della quarta pietra posta tra Milano e Varese.
Lo sviluppo di questa zona si realizza nel 1954 anno in cui furono costruite le case popolari.

Rogoredo
Questo quartiere era ricco di piante di rovere, ( robur) da cui prese il nome. Legato allo sviluppo di Chiaravalle, nel 1923 in questo quartiere sorsero le grandi fabbriche ed entro' a far parte di Milano.

Gallaratese
Realizzato tra il 1967 e il 1974 dagli architetti Carlo Aymonino ed Aldo Rossi, il grande complesso residenziale del Gallaratese fu il risultato di una ricerca intorno al rapporto tra la forma della citta' e la tipologia edilizia.

Il progetto s' inseriva inoltre sulla scia di un acceso dibattito iniziato nel secondo dopoguerra, intorno alla duplice necessita' di collegare la pianificazione urbana alle linee di programmazione economica e di migliorare l'edilizia popolare nelle aree periferiche delle grandi metropoli.


Via del Giambellino è una strada che a vederla non ha nulla di speciale, ma che a conoscerla più a fondo può raccontare storie di un’umanità preziosa che sta scomparendo.

Le porte delle case erano sempre aperte per dare spazio al vicino di casa, per condividere con lui i momenti più significativi.

Parole come solidarietà, collaborazione, disponibilità non venivano neppure pronunciate, ma venivano vissute nell'intensità del loro significato.

Quando la Grazia di Dio era la polenta, la lotta quotidiana per la sopravvivenza faceva nascere spontaneamente questi sentimenti, forse la mancanza anche del necessario scopriva ed esaltava quello che uno è e non quello che uno ha.

Certamente quel periodo fu una scuola di vita in cui si imparò a smussare i problemi, ad accontentarsi dell'essenziale e ad apprezzare le cose che contano e che lasciano un segno per tutta la vita.

Quarant’anni fa era un quartiere spensierato e solidale, ma anche proletario, popolare.

Oggi le vecchie osterie non ci sono più e nelle case popolari vivono molti immigrati maghrebini.

Un passato che rischia di svanire per sempre nella nebbia.




La Camera del Lavoro del Giambellino si trova negli uffici di una ex industria metalmeccanica: la Tallero, azienda nata all'inizio del Novecento. Era una fabbrica di componenti per i treni, in particolare vi si producevano le ruote.
Nel periodo post bellico la fabbrica chiuse e l'area venne abbandonata.

Negli anni Cinquanta gli uffici vennero destinati alla scuola convitto Rinascita, una scuola caratterizzata da una forte valenza politica del corpo insegnante e dall'avanzata sperimentazione didattica.
Agli inizi degli anni Settanta, la scuola divenne pubblica a tutti gli effetti e si trasferì in via Correra.

Gli spazi liberati vennero assegnati negli anni Settanta all'ECAP, un ente di formazione professionale per adulti promosso dalla CGIL.

Alla chiusura dell'Ente, poco tempo dopo, il contratto di affitto passò, di fatto,alla CGIL e la sede divenne centro d'iniziativa unitaria. Vi s'installò il CUZ, Comitato Unitario di Zona. L'edificio divenne sede anche di alcune nuove strutture regionali di categoria. Con la scomparsa della prospettiva unitaria il CUZ si sciolse.

Con il passare del tempo la sede ha implementato sempre più le sue strutture di servizio acquisendo l'attuale conformazione di Zona decentrata della Camera del Lavoro di Milano.

In via Giambellino 115 hanno sede oggi, tra le varie strutture di servizio,
il SUNIA e l'APU (Federazione Utenti Casa), l'associazione degli inquilini e dei proprietari Utenti, coloro, cioè, che sono i proprietari della casa di abitazione.




Il cantante Giorgio Gaber abitava in una traversa di via Giambellino, in largo dei Gelsomini, ed ha reso famosa la via per la canzone che nomina il bar di Gino. Al famoso Bar di Gino più o meno all'altezza di via Giambellino 50, Gino Galli trasformò un bar in un vero e proprio punto di ritrovo milanese: qui venivano a bere Giorgio Gaber, Bobby Solo e Adriano Celentano con il suo clan; e ancora Ricky Gianco, che abitava vicinissimo in via Savona 110, e Gino Bramieri, che qui al Giambellino veniva a trovare sua madre.

L'attore Diego Abatantuono ha dichiarato di aver ampiamente frequentato il quartiere Giambellino durante la sua infanzia fin dall'asilo, e pare che si sia ispirato alle parlate che sentiva nel quartiere negli anni Sessanta, per interpretare il delinquente del film "Io non ho paura", di Gabriele Salvatores.

Altri volti conosciuti della zona sono
l'attore Ugo Conti, i giornalisti Enrico Mentana e Filippo Facci. I componenti dei Camaleonti, gruppo musicale degli anni '70, provenivano da questa zona ed agli albori provavano le loro canzoni in salette e cantine del Giambellino.

Lo scrittore Andrea G. Pinketts ha affermato di essere sempre stato un frequentatore della zona in quanto amante di sordidi baretti al Giambellino e frequentatore di trucidi personaggi del Lorenteggio.

Ispirati dalla canzone di Gaber e del bar di Cerutti viene ideato un personaggio di fumetti per adulti conosciuto negli anni Settanta ed Ottanta come Lando, perdigiorno donnaiolo con il volto che ricorda quello di Adriano Celentano e con un amico soprannominato Drago.














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